Tema 2014

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Si può parlare di crisi quando, in un certo momento della vita della persona o della collettività, si rompe un equilibrio; questo suscita svariate reazioni: resistenza, timore, smarrimento, panico, eccitazione e molto altro. La necessità di trasformare i propri schemi di comportamento e di risposta, che non sono più adeguati, può diventare una spinta per uscire dal blocco e andare verso un nuovo equilibrio, trasformando così la crisi in opportunità!

 

L’aspetto ambivalente del fenomeno della crisi è ben conosciuto dall’antica saggezza orientale; infatti, il termine cinese utilizzato per indicare la parola crisi, weiji, è composto da due ideogrammi: il primo “wei” significa pericolo, problema, mentre al secondo “ji” fra i vari significati assegnati appare il termine opportunità.

 κρίσις

La parola crisi in greco antico (krisis, κρίσις) implica un’accezione negativa di pericolo e, allo stesso tempo, di decisione e di crescita. Con la medicina ippocratica, per estensione, diventa momento culminante di una malattia, decisivo per un cambiamento.

 

Tutte le crisi sono piene di pericoli e opportunità, ne è piena la storia dei singoli e dell’intera umanità: sta a noi minimizzare gli uni e valorizzare le altre.

Per portare degli esempi, John F. Kennedy in un suo famoso discorso a Indianapolis, in piena guerra fredda fra USA e URSS (CRISI), con lo scopo di mobilitare le energie collettive a venir fuori da quella situazione di grave difficoltà, citò questo dualismo pericolo/opportunità del carattere cinese weiji . Egli affermò che, di fronte al pericolo di un forsennato rincorrersi negli armamenti, si dovevano, invece, convogliare gli sforzi verso la sfida per la conquista dello spazio e lo sviluppo dei mezzi di comunicazione, che avrebbero portato un profondo cambiamento e rinnovamento della società (opportunità).
Un altro esempio è lo straordinario successo economico del Giappone (cambiamento), che nasce dalla sconfitta militare nella Seconda Guerra Mondiale (crisi), a seguito della quale gli Americani vincitori hanno imposto il disarmo (pericolo). Il Giappone ha concentrato gli investimenti nell’industria, nella realizzazione di infrastrutture per le comunicazioni e nell’istruzione. Questi settori sono stati la chiave del miracolo giapponese, che ha portato in pochi anni un paese sconfitto e piegato ai vertici dell’economia mondiale.  Un qualcosa di simile, ma sfociato in un impetuoso e veloce boom industriale, è stato il miracolo economico degli anni ’50 – ’60 di un’Italia, che usciva disastrata dalla Seconda Guerra ma con grande voglia di riscatto e rinascita.

Chi si avvicina allo shiatsu ha l’opportunità di confrontarsi con un operatore preparato a trattare in modo adeguato i suoi squilibri (pericoli) e può contare su una persona attenta, sensibile e disponibile, a cui affidarsi con fiducia in un rapporto di reciproca ed attiva collaborazione.

In questo scambio l’operatore pazientemente e sapientemente guida e stimola, mentre il ricevente prende coscienza della CRISI che lo investe e intraprende quel percorso che lo renderà responsabile e partecipe del processo di cambiamento auspicato.
La pressione shiatsu, elemento fondante e centrale delle tecniche messe in atto in un trattamento, è quella particolare forma di contatto, stabilita fra operatore e l’utente, che crea un dialogo profondo non verbale, una comunicazione attraverso cui dall’interiore della persona nasce la risposta, lo stimolo al cambiamento, l’opportunità di una svolta.
La persona attraverso lo shiatsu riconosce le proprie qualità, assume la responsabilità della propria salute, acquisisce un consapevole rapporto con l’ambiente esteriore  ed  interiore; con lo shiatsu ha modo di sperimentare che  corpo, mente e spirito gli appartengono non separati fra di loro ma come unità; pertanto, assume una visione globale, olistica di se stesso.

Le chiavi determinanti del trattamento shiatsu diventano per chi lo riceve rispetto, fiducia, sostegno, presenza, ascolto, opportunità.