SHIATSU e PRATICHE DI LUNGA VITA

L’ottava edizione della Settimana nazionale dello Shiatsu, organizzata dalla FISieo (Federazione Italiana Shiatsu Insegnanti e Operatori) sarà dedicata a longevità e “salutogenesi”.

L’Arte dello Shiatsu, in Giappone riconosciuta come pratica sanitaria, porta con sé, tra l’altro, un vasto bagaglio di conoscenze e attenzione, dedicate alla capacità di invecchiare mantenendo un buon stato di salute psicofisica.

Non è un caso che, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Giappone è il paese con la più alta aspettativa di vita al mondo: 87 anni per le donne e 80 per gli uomini (con molti ultracentenari). Tanti, soprattutto se paragonati agli 81 delle donne americane e ai 76 dei loro connazionali uomini; in Italia, non ci scostiamo di molto, i dati riportano 83 anni per le donne e 77 per gli uomini. Indiziate positivamente per capire questi dati sono alcune discipline orientali, ormai diffuse anche in Occidente, tra le quali un posto importante spetta allo Shiatsu.
Infatti, il dato ancora più interessante è che, in media, i giapponesi, vivono i primi 75 anni della loro vita in perfetta salute, lontano da ospedali, medici e case di cura. Che cosa li rende così longevi e resistenti?

Tra i principali indiziati c’è la dieta: la combinazione di porzioni piccole e cibi a basso contenuto calorico come il pesce e la verdura. È questo il segreto di lunga vita dei giapponesi? Il cibo può essere l’unica spiegazione? Gli esperti sono scettici, anche perché lo stile di vita del giapponese medio è piuttosto stressante: orari di lavoro lunghi, una competitività estrema che considera inaccettabile il fallimento professionale, città superaffollate e caotiche.
Altri studi attribuiscono la longevità dei nipponici al circolo virtuoso che s’innesta in età avanzata: l’ottimo stato di salute li tiene lontani dagli ospedali e dalle preoccupazioni e lascia loro il tempo per dedicarsi alla famiglia e ai bambini.

La comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere che una vita sana e attiva, una corretta alimentazione e la capacità di non farsi travolgere dallo stress siano ingredienti comuni a tutte le storie di longevità.

In Italia il numero dei centenari cresce costantemente e a ritmo sostenuto. Il nostro Paese, inoltre, detiene il primato europeo di longevità. Un’elevata concentrazione di ultracentenari si trova soprattutto in Sardegna, dove da tempo gli scienziati cerca le tracce dell’elisir di lunga vita.
E quindi? Un concetto che sta assumendo sempre maggiore importanza è quello dell’adattabilità. Secondo Claudio Franceschi, esperto di immunologia e patologia molecolare dell’Università di Bologna, ad accomunare i “super nonni” è una elevata capacità di adattamento biologico. Da giovani non sempre sono stati fra i più robusti, ma sono dotati di un organismo capace di difendersi dagli attacchi di virus e batteri e di altri agenti dannosi, come i radicali liberi coinvolti nei processi di invecchiamento cellulare. Negli ultimi anni molta attenzione è stata dedicata al sistema immunitario dei grandi vecchi e i dati fino a oggi raccolti forniscono evidenze che in questi soggetti esista un meccanismo di “rimodellamento” del sistema immunitario, in grado di permettere loro di contrastare anche le patologie legate all’invecchiamento.

In attesa che gli studi di genetica forniscano nuove risposte sui misteri dell’invecchiamento, molti hanno cercato di identificare altre caratteristiche comuni agli ultracentenari, indipendenti dal DNA. È evidente come essi siano tutti particolarmente attivi – fisicamente, mentalmente e socialmente – e autonomi. Fattori la cui importanza è stata anche evidenziata dalle ricerche dell’Istituto Nazionale Ricerca e Cura Anziani: ben un terzo dei soggetti esaminati ha conservato la piena autosufficienza, il buon umore e una vita affettiva serena. Ma, forse, la caratteristica comune più eclatante è l’amore per la vita, che prendono con filosofia e, spesso, con grande umorismo.

È unanimemente accettato il fatto che i fattori ereditari, da soli, non spiegano la longevità: ci sono anche “fattori esterni”, teoricamente identificabili e modificabili: stili di vita che permettono il contatto con la natura, ritmi adeguati alle proprie risorse, espressione di propri talenti, dare spazio a relazioni sane, ecc..

Insomma, sono tanti i fattori che aiutano l’individuo a vivere, non solo a lungo ma preservando la qualità della sua esistenza giorno per giorno. Ed ecco che torniamo alla nostra disciplina, nata in Giappone: è riconosciuto che molti strumenti per mantenere SANA e LUNGA VITA, attingono da antiche tradizioni, fra queste l’Arte dello Shiatsu.

Perché? Lo Shiatsu si basa su una visione di salutogenesi, non si focalizza sulle patologie, si occupa della persona nel suo insieme psicofisico per aiutarla a preservare e recuperare le risorse innate nel totale rispetto della diversità di ognuno.

Durante la Settimana svilupperemo una serie di interventi, distribuiti in tutto il territorio nazionale, per far conoscere le grandi potenzialità dello shiatsu nel sostegno della salute, della ricerca e crescita evolutiva della persona.

In questa ottica sarà valorizzato anche il lavoro che lo Shiatsu riesce a portare avanti rispetto ai malati di Alzheimer.

Il 21 settembre – proprio in uno dei giorni della nostra Settimana – si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale dell’Alzheimer, istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’Alzheimer Disease International (ADI), un’organizzazione senza scopo di lucro nata 34 anni fa. Come ogni anno, anche nel 2019 saranno organizzati meeting, convegni, spettacoli itineranti e tavole rotonde con i ricercatori in tutto il mondo dedicati al morbo. Lo scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle patologie più invalidanti e drammatiche dei nostri tempi, caratterizzata da un impatto socioeconomico pesantissimo.
Il morbo di Alzheimer rappresenta infatti la principale forma di demenza al mondo, una famiglia di disturbi legati alla neurodegenerazione, che comporta deficit cognitivi di varia gravità, con possibile compromissione della memoria, del linguaggio, del pensiero astratto, dell’orientamento spazio- temporale e di altre funzioni. La malattia non è un dramma soltanto per i malati, che rischiano di dimenticare chi sono i propri cari, ma anche per le famiglie, sulle spalle delle quali spesso grava la quasi totalità dell’assistenza.

Tutti gli eventi della Settimana, in programma il 21 settembre, saranno focalizzati su questo tema in collaborazione con realtà locali. Presenteremo esperienze di progetti dedicati a persone con questa patologia, dove lo Shiatsu ha affiancato esperti del mondo sanitario, e portato il suo contributo.

In tutti gli altri eventi si parlerà comunque di longevità, mettendo in evidenza quanto può fare lo Shiatsu. Poi, come di consueto ci saranno gli spazi Studi Aperti, dedicato agli operatori professionisti, e Scuole Aperte, per le attività di formazione e promozione dello Shiatsu.

La Settimana dello Shiatsu, alla sua ottava edizione, diventa sempre di più una consuetudine anche per il pubblico che avrà modo di poter cogliere altre importanti sfumature e stimoli che la nostra Arte per la Salute può dare per aiutarci a instaurare stili di vita efficaci e preservare un buon stato di salute, recuperare una maggior resilienza e vivere a lungo in buone condizioni.

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